Sei stanco di cercare lavoro? Per avviare un’attività professionale autonoma è necessario aprire la partita IVA. È possibile lavorare – soprattutto i primi anni di professione – con prestazione occasionale e ritenuta d’acconto, un regime fiscale agevolato, ma poco conveniente per le imprese o se l’attività autonoma diventa il lavoro principale. Ma è meglio la ritenuta d’acconto o le imposte della partita IVA?
La prestazione occasionale è un regime fiscale che permette di assolvere gli obblighi fiscali tramite il versamento della ritenuta d’acconto al 20%. La ritenuta d’acconto ha, tuttavia, dei limiti da rispettare per poter essere applicata che possono rivelarsi davvero troppo costrittivi per un’attività lavorativa a tempo pieno, a cominciare dal concetto di “occasionalità”: questo significa che per poterne usufruire è necessario non ripetere le collaborazioni nel corso dell’anno con lo stesso committente. Più nello specifico per aprire la partita IVA:

  • Non bisogna superare il limite di 5.000 e di reddito annuo;
  • Non bisogna superare i 30 giorni continuativi di collaborazione con lo stesso datore di lavoro;
  • Non sii può collaborare più volte nel corso dell’anno con lo stesso committente;
  • Non si può pubblicizzare l’attività lavorativa.

Per questi limiti, la prestazione occasionale non è il regime fiscale migliore per chi desidera avviare un’impresa autonoma o intraprendere una carriera professionale indipendente (avvocato, notaio, architetto, ingegnere e così via).

Il Regime Forfettario per la tua attività lavorativa

L’obbligo di non superare i 5000€ di reddito non è l’unico limite significativo della prestazione occasionale, questo perché in realtà è possibile superare questa soglia, ma in tal caso non si potranno più avere prestazioni occasionali e sarà necessario anche versare i contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS per la parte eccedente la soglia dei 5000€. Se desideri, al contrario, rendere la tua professionalità un’attività lavorativa dovrai dunque aprire la partita IVA ma oggi scoprirai che è addirittura più conveniente della prestazione occasionale! Oltre al già citato vantaggio di lavorare per ricavi superiori ai 5000€ grazie alla partita IVA potrai pubblicizzare la tua attività, avendo anche più collaborazioni consecutive con gli stessi clienti. Potrai inoltre lavorare anche tutto l’anno con lo stesso committente e, ti stupiremo, risparmiare sulle tue tasse! Questo perché se con la prestazione occasionale versi allo Stato il 20% del tuo guadagno (la ritenuta d’acconto) attraverso il tuo sostituto d’imposta (il committente) con la partita IVA potresti addirittura pagare solo il 5%!

Questo perché esiste un regime fiscale, chiamato Regime Forfettario, che prevede delle importanti agevolazioni fiscali per tutti coloro che possono aderire. Entrare a far parte del regime forfettario significa non essere parte di Società di Capitali, di Persone, essere parte di Associazioni o Cooperative. Oltre questo è necessario rispettare un limite annuo di ricavi che si aggira intorno ai 30.000€. Tale soglia di ricavi annui è definita dal Codice ATECO, una combinazione alfanumerica che identifica tutte le attività lavorative presenti in Italia. 

Il coefficiente di redditività e l’imposta sostitutiva

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Oltre al limite di ricavi annui il codice ATECO identifica il coefficiente di redditività. Nel regime forfettario, a differenza del regime ordinario e semplificato, non è possibile detrarre le spese sostenute per l’attività. Lo Stato per ovviare a questa mancanza ha definito un coefficiente di redditività, una percentuale forfettaria di spese che potrebbero essere sostenute nell’arco di un anno lavorativo. Questo coefficiente è differente per ogni tipologia di attività e definisce l’imponibile su cui andare a calcolare le imposte. Nel regime forfettario è presente una imposta sostitutiva che è pari al 5% dell’imponibile del reddito nei primi cinque anni di attività e del 15% negli anni successivi. Come noterai molto meno rispetto alla prestazione occasionale

Quali sono i passaggi per aprire la partita IVA?

Ora che sei convinto della necessità di aprire la partita IVA potrai farlo in due modi differenti: online e offline.

Il modello con il documento di riconoscimento devono essere consegnati direttamente all’agenzia in duplice copia oppure:

  • in copia singola tramite raccomandata a qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
  • per via telematica direttamente dal contribuente.

La compilazione del modello AA9/12 è un passaggio importante perché caratterizzerà la tua attività. Aprire la partita IVA online con Fiscozen è più semplice perché si occupa direttamente di tutto tramite i loro operatori.

Vediamo adesso, dopo aver finito i passaggi per aprire la partita IVA, cosa si può fare.

Ora cosa posso fare?

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Ora che hai finito di aprire la partita IVA puoi procedere tranquillamente all’emissione delle fatture e, entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA, alla registrazione presso la cassa previdenziale di riferimento. Se la tua attività non prevede una cassa previdenziale dedicata dovrai iscriverti alla gestione separata INPS. Questa, infatti, non è uguale per tutti e dipende dalla tipologia di lavoro.

Approfondimento sul regime forfettario agevolato

Per i professionisti che non effettuano fatturati annui alti, ma che sono soggetti agli oneri fiscali e di tenuta dei registri conseguenti ad aprire la partita IVA, possono richiedere il regime forfettario agevolato che sostituisce il vecchio regime dei minimi. I vantaggi si possono sintetizzare nel modo seguente:

  • Irpef al 15% senza limiti di tempo, ma occorre aggiungere i contributi INPS e mettere in conto che non si possono godere di detrazioni e deduzioni. L’unica cosa detraibile su base imponibile sono i contributi INPS;
  • Fattura e ricevuta fiscale senza IVA: il regime agevolato non paga IVA e di conseguenza non si può scaricare, ciò significa a titolo di esempio che se si acquista un bene utile al proprio lavoro, non è possibile scaricare l’IVA del bene. Allo stesso modo, quando si emette fattura o ricevuta fiscale non bisogna addebitare l’IVA al cliente.
  • Startup: chi apre una start up innovativa riceve un’ulteriore agevolazione sull’IRPEF al 5% per 5 anni a condizione di non superare la soglia dei ricavi previsti dal regime forfettario.

Quanti rientrano nei limiti di reddito per aderire al regime forfettario possono usufruire della contabilità semplificata, un sistema agevolato che favorisce un grande abbattimento delle pratiche burocratiche contabili e nella tenuta dei registri. La contabilità semplificata si basa sul principio di cassa e non di competenza. I limiti di fatturazione sono 400.000 € per prestazione di servizi e 700.000 € per cessione di beni.

Bonus emergenze

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Il lavoro autonomo soggetto a partita IVA è oneroso dal punto di vista fiscale e contabile, e diventa ancor più pesante da gestire nei momenti di crisi economica o quando si verificano delle situazioni emergenziali, come nel caso del biennio 2019-2020, periodo caratterizzato da una pandemia globale che ha provocato anche danni economici collaterali importanti bloccando qualsiasi attività professionale. Il Governo Italiano ha messo a punto per sostenere i lavoratori che hanno deciso di aprire la partita IVA  degli strumenti compresi nei rispettivi “Decreto Rilancio” e “Decreto Ristori” che prevedono la possibilità di ricevere aiuti a fondo perduto per le imprese che hanno registrato delle perdite di fatturato a causa delle restrizioni imposte dalla lotta e prevenzione della diffusione del virus SARS Cov2, con conseguente stop delle attività.

Il Decreto Ristori, in particolare, prevede l’ampliamento dei beneficiari del contributo, senza limiti di fatturato. Il limite di “ristoro” è fissato al 150.000 €. Gli strumenti posti a sostegno delle partite IVA rientrano comunemente sotto il nome di “Bonus Coronavirus”. L’importo del contributo è di 800 € per le partite IVA semplici e di 1000 € per i lavoratori autonomi. In dettaglio, le caratteristiche del bonus:

  • Requisiti: i beneficiari devono dimostrare un calo del reddito pari al 33% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Le categorie incluse sono artigiani, commercianti, coltivatori diretti, iscritti alle gestioni speciali AGO.
  • Certificazione: i richiedenti sono tenuti a presentare un’autocertificazione che attesti l’esistenza dei requisiti richiesti.
  • La richiesta si inoltra all’INPS: l’ente previdenziale raccoglie le domande e le autocertificazioni con richiesta di bonus e le inoltra all’Agenzia delle Entrate che provvede alla verifica della veridicità di quanto dichiarato. Se l’esito delle verifiche è positivo in base ai dati incrociati del sistema informatico dell’erario, l’INPS provvede all’emissione del bonus.
  • Il reddito di cittadinanza si può sommare al bonus purché la somma dei due benefici non superi il valore massimo del bonus spettante.
  • L’erogazione del bonus avviene in soluzione unica.

Per quanto riguarda gli aiuti alle imprese, viene messo a disposizione un contributo a fondo perduto a “ristoro” dei danni subiti, il cui valore è variabile in base al calo di fatturato dichiarato e ai requisiti previsti:

  • Beneficiari: attività di impresa e lavoro autonomo, reddito agrario, titolari di partita IVA. Le imprese che hanno cessato l’attività entro il 31 marzo 2020 sono escluse dall’agevolazione;
  • Fatturato: sono stati definiti dei coefficienti che determinano la misura del ristoro proporzionalmente al danno subito a causa dei divieti di apertura e stop dell’attività. Il coefficiente dipende dal tipo di esercizio; per esempio a un ristorante viene attribuito coefficiente “2”, gelaterie e pasticceria “1,5”, per un’impresa di ristorazione che dichiara fino a 400.000 € di fatturato si calcola una cifra di ristoro pari a circa 5.000 €.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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